Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


venerdì 10 luglio 2015

LO SVINCOLO DI ISOLA DELLE FEMMINE





RADDOPPIO FERROVIARIO S.I.S. ISOLA DELLE FEMMINE CANTIERE APPALTI MAFIA


Mafia, la prefettura riabilita il consorzio Sis pronti a ripartire i cantieri di tram e passante

DOPO la difesa di Addiopizzo e Libero Futuro, la prefettura di Torino ci ripensa e concede un nuovo certificato antimafia al consorzio Sis, che a Palermo sta realizzando l' appalto per la più importante opera pubblica degli ultimi vent' anni a Palermo, il passante ferroviario. Così, è quasi sicuro che Rete ferroviaria italiana tornerà indietro sulla drastica decisione delle settimane scorse, che aveva portato a tagliare una parte dell' appalto. «È stato così scongiurato il rischio di perdere i fondi europei e di chiudere i cantieri di tram e passante ferroviario», scrive in una nota Confindustria Palermo, che sulla vicenda Sis era intervenuta con il proprio delegato per la legalità, Giuseppe Todaro, facendo aderire il consorzio al proprio codice etico. Confindustria prosegue: «Riconosciamo alle istituzioni il merito di un' attenta analisi e di un' acuta sensibilità verso un problema che rischiava di paralizzare una grande infrastruttura e mandare a casa circa duemila lavoratori». Il caso era sorto dopo un' informativa della Dia, che aveva rilevato infiltrazioni mafiose nel maxi appalto. Dopo un' interdittiva della prefettura di Torino, la Sis aveva anche licenziato uno dei suoi responsabili siciliani, Giuseppe Galluzzo, sorpreso dalle intercettazioni disposte dalla Procura a colloquio con i familiari dell' imprenditore del calcestruzzo Andrea Impastato, finito in manette nell' ambito di questa indagine. «Pericolo scampato», è anche il commento della Fillea Cgil, che da tempo chiede che venga istituito un osservatorio sulle opere pubbliche in prefettura, per monitorare le opere per prevenire il pericolo di infiltrazioni mafiose. «Sul passante ferroviario- dice il segretario Mario Ridulfo- da tempo chiediamo al prefetto la convocazione di un apposito tavolo di discussione. Non possiamo accettare l' idea di dover convivere con la mafia, né l' idea di bloccare i pochi cantieri pubblici di Palermo. Sia l' una che l' atra sono soluzioni vergognose». La Fillea chiede che adesso Rfi riconsegni la tratta B alla Sis, che era stata annullata, per proseguire i lavori. A distanza di 4 anni dall' avvio dei lavori, le tratte A (Palermo centraleNotarbartolo) e C (La Malfa-Carini stazione) sono quasi al termine. Il grosso dei lavori riguarda la tratta B (Notarbartolo-La Malfa), valore dell' appalto 500 milioni di euro, oggetto di rescissione da parte di Rfi.
a.r.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/26/mafia-la-prefettura-riabilita-il-consorzio-sis.html


Cacciati per mafia, difesi da Addiopizzo

È L'ULTIMO scontro nell'antimafia, e ha toni clamorosi. Intanto, perché riguarda l'appalto per la più importante opera pubblica degli ultimi vent'anni a Palermo, il passante ferroviario.E poi, soprattutto, perché vede contrapposte una prefettura e due fra le più accreditate associazioni antimafia. Addiopizzo e Libero Futuro hanno stilato un comunicato per «esprimere dei dubbi» sul provvedimento con cui la prefettura di Torino ha rilevato infiltrazioni mafiose nel consorzio di società Sis, che sta realizzando il passante. Per effetto di quel provvedimento, fondato su un'informativa del centro operativo Dia di Palermo, la Sis si è vista rescindere parzialmente il contratto d'appalto da Rete ferroviaria italiana. Contro la decisione il consorzio si è rivolto al Tar del Piemonte, che però ha respinto il ricorso. L'ultima parola spetta ora al Consiglio di Stato, in tempi che si prevedono lunghi.
«Addiopizzo e Libero Futuro hanno avuto modo di approfondire la questione», spiegano le due associazioni antimafia, che bollano il provvedimento della prefettura di Torino come «abnorme». E vanno oltre: «Nel caso della Sis va rilevato che a oggi non vi è notizia di alcuna indagine o procedimento giudiziario in corso», scrivono ancora nel comunicato. «Inoltre la società Sis siè rivolta per alcune forniture all'azienda Impastato solo dopo che quest'ultima è stata sequestrata e assegnata a un amministratore giudiziario». Di diverso avviso la Dia e la prefettura, secondo cui l'imprenditore Andrea Impastato, arrestato nel maggio scorso, avrebbe fornito sin dall'inizio dell'appalto il cemento dei boss. D'altro canto, già nel 2006 la prefettura di Palermo mise in guardia sulla presenza della società "Prime iniziative" della famiglia Impastato: nonostante fosse intestata a un giovane incensurato, pesava fin troppo l'ombra del padre dell'amministratore delegato, Andrea Impastato, finito già in manette nell'ottobre 2002 con l'accusa di essere in affari con Pino Lipari, il consulente economico di Provenzano. La Dia sostiene poi che gli Impastato avrebbero continuato a intrattenere un filo diretto con il consorzio Sis anche dopo il sequestro dei loro beni, nel 2008. Le accuse si fondano su alcune intercettazioni fra gli Impastato e due pedine importanti della Sis a Palermo: il direttore tecnico, l'ingegnere Giuseppe Galluzzo, e il suo braccio destro, il geometra Roberto Russo. Così, dopo l'arresto di Andrea Impastato, la Sis ha licenziato Galluzzo (benché non indagato) e trasferito Russo a Torino. Per Addiopizzo e Libero Futuro tantoè bastato per tenere lontana la mafia dai cantieri del passante: «Le nostre associazioni e la Sis predisporranno anche un protocollo finalizzato a porre in essere attività di tutoraggioe assistenza tesaa prevenire eventuali pericoli di infiltrazioni malavitose». Al fianco della Sis anche l'Associazione costruttori: «Un'impresa o è mafiosa e allora le si tolgono tuttii lavorie non solo una parte, o non lo è, e allora la si lascia lavorare», dice Giuseppe Di Giovanna, presidente di Ance Palermo.
SALVO PALAZZOLO



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