Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


lunedì 31 agosto 2015

Isola Pulita: Questione Gender. Il Pdr alla giunta Bologna: “Noi intercettiamo il sentimento della maggioranza degli isolani”

Questione Gender. Il Pdr alla giunta Bologna: “Noi intercettiamo il sentimento della maggioranza degli isolani”





Questione Gender. Il Pdr alla giunta Bologna: “Noi intercettiamo il sentimento della maggioranza degli isolani”







Continua il botta e risposta fra maggioranza e opposizione sulle polemiche generatesi dal convegno sull’ideologia Gender che, dopo quasi due settimane, continua a tenere banco. Ieri abbiamo pubblicato la nota dell’intera giunta Bologna, che ha spiegato alla cittadinanza i motivi del mancato patrocinio all’evento (leggi qui), e oggi la risposta del gruppo di opposizione, il Pdr, che sottilmente insinua come la presunta compattezza della giunta in realtà nasconda il terremoto politico che l’ha investita a causa della partecipazione dell’assessore Lucido al convegno. Di seguito riportiamo il contenuto integrale del comunicato stampa del Pdr:
Dopo aver bollato il convegno gender, organizzato dalla Parrocchia di Isola delle Femmine, come iniziativa “omofoba e di fanatismo e integralismo cattolico” la Giunta Bologna si presenta dopo dieci giorni col ramoscello d’ulivo, il capo cosparso di cenere e il motto dell’UE In Variegate Concordia, nel nome del pluralismo, del rispetto, del dialogo e del confronto. Se non l’avessimo letto non ci avremmo mai creduto! Certo non sapremo mai se i dieci giorni che separano questo comunicato dall’evento del 19 agosto sono stati spesi per trovare tutti i latinismi adoperati nel documento o per mettere d’accordo tutti gli assessori e firmarlo. Probabilmente, non si riusciva a trovare l’Assessore Lucido che non si è più presentata in Giunta da quel giorno: “Sfumature”…
Il comunicato arriva tardi e il tentativo di ridisegnare la posizione della Giunta appare teatrale e politicamente sconsiderato. È chiaro come l’autore del vaniloquio più che scriverlo da semplice consigliere, avrebbe voluto votarlo da assessore, ma perdere nella vittoria (anche questo è un ossimoro niente male) non capita spesso e siccome un comunicato dovrebbe parlare al popolo e non alle aule di tribunale, preferiamo rivolgerci ai cittadini e ribadire la nostra posizione. Pur non sapendo di abitare in un paese cristianamente kantiano, abbiamo creduto e crediamo di intercettare – da opposizione – il sentimento della maggioranza delle famiglie del nostro paese (e quindi per forza di cose anche di chi non ci ha votato) preoccupate per la presunta apertura surrettizia nelle scuole all’ideologia gender.
Il gruppo di opposizione, quando è stato chiamato a sostenere l’iniziativa del convegno sull’Ideologia gender non ha alzato steccati o logiche di appartenenza. Ha lasciato muoversi in piena autonomia i propri consiglieri. Il sostegno alla Dott.ssa Lucido, che nei giorni di preparazione dell’evento si muoveva come assessore (altro che semplicissimo equivoco), è stato genuino e disinteressato. Certo definire a mezzo stampa, qualche giorno prima dell’evento, una iniziativa coacervo di “false ideologie farisaiche” e dire oggi che si sono concessi “spazi pubblici, nel pieno rispetto dei principi di libertà di espressione, pensiero, critica” ai quali non è stata impedita la presenza della Dott.ssa Lucido, ci vogliono coraggio e insolenza. Le stesse che ci sono volute per migrare, all’ultima ora, l’evento da Piano Ponente a Piazza Pittsburgh per via di musichette e carillon organizzate parallelamente dall’Assessore al turismo. Curioso poi chiedersi sotto quale denominatore –oggi- trovano convergenza posizioni”apparentemente inconciliabili e lontane”. Incuranti delle critiche che la nostra posizione può suscitare, preferiamo avere una linea di pensiero chiara e distinguibile, fatta di poche parole e tanta sostanza. Abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio di convocare con urgenza una seduta per l’approvazione di un OdG sul tema. Il Presidente, come suo solito, prende tempo e noi come nostro solito annotiamo.
Nel complimentarci per il dotto ma inutile muro di criptiche parole, non possiamo non evidenziare col pennarello rosso che fra tutte le locuzioni latine utilizzate, l’addetto stampa di Stefano Bologna ha dimenticato forse la più importante per la nostra Democrazia: Pro tempore. Sindaco Pro tempore: Sindaco attualmente in carica.



Questione Gender. La Giunta Bologna risponde alle critiche del Pdr











A più di una settimana dal convegno sull’ideologia Gender, che ha dato da discutere all’intera comunità isolana, la giunta Bologna è intervenuta, compatta, con un documento che vuole mettere a tacere le polemiche e per prendere le distanze dalla solidarietà che il gruppo di opposizione, il Pdr, ha manifestato nei confronti dell’assessore alla cultura, Anna Maria Lucido (leggi qui), la quale ha partecipato all’incontro non patrocinato dal Comune. Di seguito il documento firmato dal sindaco, il vice sindaco a da tutti gli assessori, inviato, fra gli altri, al Dirigente Scolastico dell’istituto comprensivo “F. Riso”, Fabrizio Mangione, e al Vescovo di Monreale Pennisi.
In varietate concordia
Questo dal 2000 il motto dell’Unione Europea, inequivocabile attestazione della irrinunciabilità del pluralismo e del reciproco rispetto, nella vita delle Istituzioni e nella quotidianità della società civile. Su questo caposaldo concettuale si fonda e sviluppa il progetto amministrativo della Giunta Bologna, che uniscepersonalità forti e spiriti liberi, animati dall’entusiasmo dei neofiti e cementati dalla consapevolezza della ricchezza della diversità.
Notazione necessaria per chiudere la sterile polemica, alimentata da un’opposizione superficiale ed anacronistica, costretta ad ipotizzare inesistenti tensioni nell’organo del governo dell’Ente locale per tentare goffamente di uscire dall’anonimato politico, cui la stessa comunità isolana l’ha relegata: dapprima condannandola alle urne, quindi – ben più significativamente – marginalizzandola all’indomani del voto. Il Sindaco e i suoi Assessori, la Dott.ssa Lucido in primis, nel declinare con fermezza la solidarietà, strumentale ed inopportuna, manifestata dall’opposizione, ribadiscono la solidità della loro intesa; evidenziando ilfascino del confronto, proficuo strumento di crescita individuale e continuo sprone all’azione dell’impegno civile.
Invero, la vexata quaestio legata all’organizzazione del convegno dello scorso 19 agosto, va ridotta ad una semplicissimo equivoco, cui sono incorsi i promotori dell’incontro, al quale non è mai stato concesso il Patrocinio del Comune di Isola delle Femmine. Del resto, proprio in ragione del doveroso ossequio ai valori fondanti la nostra collettività, in nessun caso l’Amministrazione avrebbe potuto assumere la paternità di un’iniziativa ideologicamente orientata, incentrata su problematiche controverse. In questa prospettiva, si coglie pienamente la cifra di faziosità che caratterizza la posizione assunta dal gruppo Pdr, che non concependo la possibilità di una matura dialettica democratica, offrendo una solidarietà opportunistica, fa un uso deliberatamente propagandistico e demagogico della sensibilità cattolica, piegandola a logiche vetero-confessionaliste che offendono innanzitutto la serietà e profondità del pensiero dei credenti.
L’evento, proposto e curato dalla Parrocchia, si è svolto in spazi pubblici, concessi nel pieno rispetto dei principi di libertà di espressione, pensiero, critica; ha visto la partecipazione di esponenti della Giunta e della maggioranza consiliare, e si è svolto secondo contenuti e modalità in alcun modo condizionati dall’Ente. La presenza della Dott.ssa Lucido ha trovato motivazione in una scelta personale, consapevole e libera, certo differente da quella operata da alcuni dei suoi compagni di viaggio istituzionalima non per questo impedita. Cogliere aspetti differenti da tale circostanza fattuale significa indulgere in vacui sospetti, figli dell’isolamento e della fragilità argomentativa dei nostri interlocutori.
Questa amministrazione ha apertamente abbracciato una prospettivacristianamente kantiana (simpatico ossimoro, in tutta onestà) su temi eticamente sensibili: nella consapevolezza dell’umana finitudine, della limitatezza dei comuni mezzi cognitivi, si è deciso di aprirci all’ascolto, ponendo ciascuno a vaglio critico convinzioni e direttrici comportamentali. La verità non può essere alternativa alla persona, ci ha insegnato S. Mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, in un recente intervento sullo “Spettro Gender” e su questo concetto convergono le posizioni del gruppo sul tema, apparentemente inconciliabili e lontane. Altro che ignavia, altro che inquietanti assenze!!!
La profondità del linguaggio, l’acutezza dello scontro dialettico, il rilievo maieutico del dialogo (anche con coloro i quali, a nostro avviso avrebbero infinite ragioni per tacere!!!) hanno dato e danno consistenza culturale e spessore formativo ad una Giunta variegata, ad una maggioranza ricca di curiosità intellettuale che promuove e sostiene il pluralismo. Abissale la distanza, dunque, da chi ritiene ogni differenza un peso, ogni sfumatura una lacerazione: soltanto rovesciando ab imis fundamentis simili concezioni medievali del contratto sociale in generale, e della politica in particolare, potremo “tornare a riveder le stelle” (così,per parafrasare en passant il Sommo Poeta…).
VESCOVO
In siffatto contesto valoriale e programmatico, non stupisce che venga cortesemente declinato l’invito a rivedere gli aspetti formali della partecipazione del Primo Cittadino a manifestazioni religiose ovvero incontri con l’Autorità Vescovile; in simili situazioni, il Sindaco (prescindendo da superflui rimandi al relativo credo) non compare certo quale devoto, ma rappresenta – e ha il dovere di farlo – la comunità nella sua interezza e nella sua diversità, secondo alti canoni di laicità e riguardo istituzionale. Se l’opposizione avesse seguito e si fosse interessata in modo veramente sincero alle iniziative culturali di questa Amministrazione, avrebbe compreso l’apertura culturale che impegna l’operato di questa Giunta. Per quanto riguarda le citate processioni, Stefano Bologna – per dirla con Erich Fromm – non “ha” il ruolo di Sindaco, lo “è” ed invocare una sua assenza è offensivo per tutta la Comunità Cittadina.


Ribadendo la disponibilità della Giunta ad offrire spazi di espressione a movimenti e soggetti desiderosi di spiegare argomenti circa la problematica in esame (ovvero in ordine ad ogni altro tema, lecitamente considerato di rilievo) – e reputando scontato un rassicurante passaggio informativo da parte del Dirigente Scolastico e dei nostri stimati Insegnanti, ad inizio anno – si rinnova l’auspicio di una sempre più diretta partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa, in tutti i suoi aspetti, per una matura realizzazione dell’eterno principio “E pluribus unum”.
Un ultimo rilievo pare doveroso, la proposizione di uno spunto di riflessioneper ogni libero pensatore (ultracattolico o attivista LGBT che sia) ovvero umile amministratore, mutuato dalle parole del Beato Federico Ozaman: “faccia la Carità quel che la Giustizia, sola, non saprebbe fare”. Non sarà un inno all’amore libero, ma certamente responsabilmente ci riporta alla doverosa centralità della persona umana.
Il Sindaco Stefano Bologna; il Vice Sindaco Angelo Mannino; gli Assessori Rossella Puccio, Anna Maria Lucido, Franco Crisci.



                              








Cirus Rinaldi
1 h ·

LETTERA APERTA AL SINDACO E ALLA GIUNTA DI ISOLA DELLE FEMMINE
Dott. Stefano Bologna Sindaco di Isola delle Femmine – Palermo
p.c. Assessora Dott.ssa Lucido
Gentile Sindaco,
il mio nome è Cirus Rinaldi, insegno Sociologia della devianza e Sessualità, generi e violenza nella società contemporanea e altri insegnamenti che convergono sui temi dei generi e delle sessualità in vari corsi di studio dell’Università degli studi di Palermo.
Ho appreso con profondo rammarico, dopo quanto già avvenuto a Santa Flavia e a Cinisi, della scelta di voler utilizzare uno spazio pubblico del vostro Comune per ospitare un evento che avrebbe dovuto sollecitare riflessioni e dibattito sui pericoli in cui incorrerebbero famiglia e minori che, invece, si è trasformato nella spettacolarizzazione della cattiva informazione, della malsana distorsione della realtà e, mi permetta, anche di riproduzione del panico morale da «teoria gender». Ho appreso dai media che si sarebbe dissociato dall’evento ma, tuttavia, a me come cittadino e come scienziato sociale non basta. Vorrei chiarire alcuni punti, perché possa convincersi della buona fede di chi scrive e delle motivazioni che sostengono la mia posizione.
Il mio lavoro di ricerca e, soprattutto, di insegnamento si concentra sui temi dei generi e delle sessualità anche con fini di intervento e di promozione sociale dei diritti umani. Una rappresentazione, mi permetta, penosa e mistificante come quella avvenuta a Isola delle femmine, indebolisce il lavoro di sollecitazione critica delle coscienze che gran parte di noi compiono non soltanto perché il nostro Paese inizi a confrontarsi senza alcuna pruderie o tabuizzazione su temi importantissimi come quello delle sessualità ma, anche, per immaginare un futuro privo di discriminazioni e violenze. Si tratta inoltre di un grave vulnus per l’immagine del Suo ridente Comune (e degli altri che hanno voluto prestarsi ad un gioco retorico pericoloso).
I diritti alla sessualità e all’identità di genere sono statuiti da una serie di convezioni internazionali, di direttive e di studi di settore di cui sarebbe superfluo e persino oltremodo lezioso fare una lista (passeremmo dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla Associazione Mondiale di Sessuologia per finire in Italia con l’Associazione Italiana di Psicologia).
Uno di questi documenti, il tanto vituperato documento «che istiga alla masturbazione a scuola» a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, più correttamente è un «Quadro di riferimento per i responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti» (lo può scaricare dal web).
Il documento, nello specifico, è di tipo programmatico e a carattere operativo pubblicato nell'autunno del 2010 dal Federal Centre for health Education (BzGa) di Colonia e dall'Ufficio regionale per l'Europa del WHO.
«Standards for Sexuality Education in Europe – a framework for policy makers, educational and health authorities and specialists» vede la luce a seguito del coinvolgimento di 19 esperti provenienti da nove nazioni europee, dalla formazione culturale più variegata (sono rappresentate la medicina, la psicologia e le scienze sociali) con esperienze nel settore dell'educazione alla sessualità (sia in termini teorici che di politiche e servizi di intervento), da processi che hanno visto partecipare organizzazioni governative e non governative, organizzazioni internazionali e il mondo accademico.
Nella sua parte prima, il documento intende mirare a colmare il gap esistente, in diverse nazioni europee (e tra queste ha un primato increscioso proprio l'Italia), in tema di educazione alla sessualità, considerata e percepita, in vari contesti europei, come conoscenza che è insieme da tutelare in termini di acquisizione dei diritti umani e, dunque, necessaria a fare valere i propri diritti (sessuali) all'interno di una più generale (e spesso lacunosa) giustizia sociale e sessuale. Il testo prodotto ed ideato sotto forma di linee guida per policy makers, istituzioni educative e sanitarie e per professionisti e specialisti ha il merito di introdurre il concetto di educazione alla sessualità secondo un approccio olistico che non si basa esclusivamente sulla conoscenza e la trasmissione di informazioni relative ai diritti e al benessere sessuale e riproduttivo ma che estende e sottolinea il concetto di sessualità includendo la dimensione emotiva, corporea, identitaria, relazionale e, aspetto che qui ci interessa maggiormente, sociale. Ciò porta subito all'occhio la necessità di considerare l'educazione alla sessualità come processo di formazione continua (dalla nascita fino all'adultità), finalizzato a fornire ai soggetti (specialmente la fascia più giovane della popolazione) informazioni che gli stessi potranno utilizzare, nella piena potenzialità della loro sexual agency, per migliorare i loro stili di vita, la propria salute e il proprio benessere all'interno di società che dovrebbero tentare di realizzare condizioni di equità e opportunità complessive.
La seconda parte del documento è quella particolarmente distorta dedicata alla costruzione di quanto viene definito “matrice dell'educazione alla sessualità” (“Sexuality education matrix”) che identifica, nello specifico, tappe e percorsi dello sviluppo psico-socio-sessuale di sei gruppi individuati per classi di età (dai 0 ai 4 anni, dai 4 ai 6 anni, dai 6 ai 9, dai 9 ai 12, dai 12 ai 15, dai 15 in su) ed otto categorie tematiche (“Il corpo umano e lo sviluppo umano”, “Fertilità e riproduzione”, “Sessualità”, “Emozioni”, “Relazioni e stili di vita”, “Sessualità, salute e benessere”, “Sessualità e diritti” e, infine, “Fattori sociali e culturali determinanti la sessualità”): si tratta di una guida che riassume gli sviluppi psico-sessuali e le diverse manifestazioni (come la masturbazione infantile, acclarata da Freud in poi!) ma che non implica, come viene detto durante i vari incontri pubblici, una lezione di masturbazione, quanto piuttosto una formazione dei docenti rispetto a questi temi. Il documento ha il pregio di caratterizzare l'educazione alla sessualità come pratica multidisciplinare, di tentare di sviluppare indicazioni unitarie rispetto ad un campo di intervento che vede alcune nazioni già impegnate da quaranta anni in programmi di in/formazione sulla sessualità (Germania, Austria, Olanda e Svizzera) ed altre in cui l'educazione alla sessualità non è ancora stata introdotta nei curricula scolastici istituzionali (quasi tutta l'Europa meridionale). Di fatto esso si propone di superare programmi ed interventi di educazione alla sessualità limitati alla risoluzione dei problemi e di prevenzione (“how to say no”: la riduzione delle gravidanze indesiderate, attenzione alla contraccezione e al safe sex) o all'astinenza complessiva da pratiche sessuali (come “abstinence only policies” del governo repubblicano americano) per pervenire a interventi finalizzati alla crescita personale dei soggetti (“personal-growth-oriented”).
Mi chiedo se l’Assessora Lucido ne sia a conoscenza, perché se così non fosse potrei indicarLe una serie di studi scientifici che potrebbero corroborare le linee guida del documento incriminato. Mi domando, ancora, se l’Assessora si interessi agli effetti di realtà di interventi di educazione alla sessualità in relazione alle identità sessuali non normative, alle disuguaglianze sessuali, di genere, etniche e di classe? Ha contezza della sua realtà territoriale? Piuttosto che essere complice e permettere la diffusione di disprezzo e di odio sulla base di informazioni bieche e false, non sarebbe forse meglio attivare interventi di educazione alle differenze sessuali e di contrasto all’omofobia e alla transfobia a partire dal Comune di Isola delle Femmine? Piuttosto che creare lo spauracchio del gender, non sarebbe opportuno implementare le politiche e gli interventi di rispetto dei diritti umani, di inclusione sociale, di lotta alle mafie e alle illegalità? Perché creare mostri immaginari, quando sono sotto gli occhi di tutti i mostri delle ecomafie, della disuguaglianza sociale, dell’inquinamento, della corruzione? O non sappiamo risolvere questi problemi e ne siamo assuefatti, oppure abbiamo bisogno del gender per distogliere lo sguardo da aspetti più importanti. Le sessualità non normative sono destabilizzanti, certamente, perché ci sollecitano a pensare la realtà sessuale non in termini dicotomici, non attraverso la lente dell’eteronormatività, non come un processo naturale sic et simpliciter! Il modo in cui facciamo, pensiamo, rappresentiamo e diciamo le sessualità, caro Sindaco, è tutto sociale!
Caro Sindaco, La sollecito ad intervenire contro oscurantismo e pregiudizi perché nel suo Comune, a partire dalle scuole presenti nel territorio, si possano promuovere attività di informazione e di dialogo che mirino all’inclusione sociale e al dialogo. Chissà come si sono sentiti i giovani gay, le giovani lesbiche, le persone trans di Isola delle Femmine quella sera (e degli altri piccoli comuni interessati)! Forse più soli, forse più disprezzati, probabilmente con un motivo in più per resistere all’odio e per immaginare un futuro diverso. Il mio pensiero va a loro. Le istituzioni ieri sera hanno fallito.
Si tratta di un’onta che pesa sul vostro operato. Il mio incoraggiamento perché lei non si scordi che persone LGBT vivono anche a Isola delle Femmine e perché possa fare chiarezza su quanto accaduto, prendendo i necessari accorgimenti perché non si ripeta nuovamente.
Cordialità,
Palermo lì 20 agosto 2015 Cirus Rinaldi

https://www.facebook.com/cirus.rinaldi/posts/10152937268455940





CIRUS RINALDI

RICERCATORE (SPS/12)

Scienze Giuridiche, della Società e dello Sport











MESSAGGIO RICEVUTO SULLA PAGINA "ISOLA PULITA" di FACEBOOK RITENENDO LE ARGOMENTAZIONI RIPORTATE NEL MESSAGGIO MERITEVOLI DI UN'ATTENTA RIFLESSIONE NE ABBIAMO RITENUTO L PUBBLICAZIONE SUI BLOGS DEL COMITATOI CITTADINO ISOLA PULITA

LEGGE 13 luglio 2015, n. 107  16. Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunita' promuovendo nelle scuole di ogni              ordine e grado l'educazione alla parita' tra i sessi, la prevenzione                           della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di      formare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori                           sulle tematiche indicate all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla                            legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5-bis, comma 1, primo    e di periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013.
Attuazione dei principi di pari opportunita' prevenzione delle DISCIMINAZIONI  http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario


LEGGE 15 OTTOBRE 2013, N. 119 Art. 5
a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l'informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali;
(( Art. 5 bis
Azioni per i centri antiviolenza e le case-rifugio
1. Al fine di dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 5, comma 2, lettera d), del presente decreto, il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è incrementato di 10 milioni di euro per l'anno 2013, di 7 milioni di euro per l'anno 2014 e di 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015. Al relativo onere si provvede, quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2013, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 22, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e, quanto a 7 milioni di euro per l'anno 2014 e a 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015, mediante corrispon-dente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Herbert Blumer


E’ ad Herbert Blumer che dobbiamo la definizione di “interazionismo simbolico”  che se ne servì in un suo lavoro pubblicato nel 1937.
Egli riprende ed approfondisce i concetti già proposti da Mead e, in qualche modo, sposta il fulcro dell’analisi di Mead da un campo più prettamente psicologico e filosofico ad uno tipicamente sociologico e, per questo, la sua figura è importante.  Blumer affermava di essere semplicemente un discepolo di Mead e di sottolinearne semplicemente le idee, allora, in che cosa si differenzia Blumer da Mead? Possiamo dire che Blumer sottolinea principalmente l’Io, l’aspetto emergente e creativo del self mentre l’interpretazione di Mead sottolinea il Me, le parti relativamente fisse del slf che sono interiorizzate a partire dai ruoli sociali. Poi, c’è da dire che gli interessi di Mead erano filosofici ed egli usava una concezione sociale solo al fine di rispondere a interrogativi filosofici:  la sociologia si stava distaccando dalla biologia, spingendosi quindi “al di sopra” verso il livello simbolico autonomo. Nella filosofica Mead stava combattendo l’idealismo religioso in mome del naturalismo scientifico in quanto mostrava come la mente e le sue proprietà emergenti e riflessive, provenisse dal mondo fisico. All’inizio Blumer voleva usare le idee di Mead per trattare temi sollevati da Thomas e Znaniechi, tant’è che la prima importante pubblicazione di Blumer fu una analisi estensiva della ricerca di Thomas e Znaniechi sui contadini polacchi, in cui si indicavano i limiti e il bisogno di superarre quest’opera.
Egli, in particolare, riprende l’analisi del self di Mead secondo la quale il self consiste dell’io (self attivo), del me e dell’altro generalizzato. Nella versione di Blumer, l’Io, il self attivo, nell’immaginazione sottopone a prova i vari Me, le immagini del self, in quanto impegnati in differenti azioni possibili mentre l’Altro Generalizzato, in veste di testimone internalizzato, agisce da pubblico cosciente di queste recite immaginarie all’interno della mente.  Il sé implica che l’uomo può diventare oggetto a sé stesso: egli si vede agire, si giudica, ha idee su di se, comunica con se e si risponde. Il sé è concepito non come una entità statica, una struttura data una volta per tutte ma come un processo, un continuo dialogo con se stessi da cu si esce continuamente trasformati perché tanti Me differenti possono essere immaginati e sottoposti a prova.
Il self è un principio attivo che interpreta la realtà in cui si imbatte e agisce in base a tale interpretazione.  Si arriva così all’atto. L’uomo agisce in quanto stabilisce per se stessa una meta da raggiungere, in quanto dà indicazioni a se stesso e prende in considerazione nell’azione le indicazioni che si è dato. Ovviamente può commettere degli errori ma ciò che conta è che egli costruisce da sé la sua azione.
Per quanto riguarda l’interazione sociale, Blumer ricorda che Mead ha distinto l’interazione non simbolica (nella quale si agisce direttamente in risposta al gesto altrui) da quella simbolica nella quale, invece, si interpreta tale gesto o azione.  Anche l’interazione simbolica, come il sé, va concepita come un processo: un continuo interpretare le azioni degli altri e agire sulla base di tale interpretazione. Qualsiasi cosa, interna ed esterna, deve essere interpretata affinché l’azione possa aver luogo; ogni cosa è soggetta al processo predominante della definizione- Anche le realtà sociali che appaiono più rigidamente codificate, sono sempre dovute al continuo processo di interpretazione e di definizione per cui possono sempre mutare, anzi, nessuna espressione della vita sociale è mai identica a se stessa.  Ciò riguarda tanto i rapporti consensuali e pacifici quanto i rapporti conflittuali
Oggetto è  per Mead, afferma Blumer, tutto ciò che gli essere umani indicano e cui essi fanno riferimento. Oggetto è una sedia come pure uno spettro. Ritroviamo in questo concetto l’idea di William James circa la pluralità dei mondi, poi ripresa da Alfred Schutz con l’espressione “province finite di significato”. Blumer afferma, in proposito, che “il mondo è socialmente prodotto in quanto i significati sono costituiti attraverso il processo di interazione sociale. Così, gruppi diversi giungono a sviluppare mondi diversi e questi mondi cambiano quando gli oggetti che li compongono cambiano di significato”.
Poi, Blumer passa a considerare un altro aspetto ritenuto fondamentale nel pensiero di Mead: l’atto sociale, che egli però chiama azione congiunta.  Questa azione congiunta è costituita dal confluire d dall’intrecciarsi delle linee di comportamento di soggetti diversi che partecipano alla stessa azione. Essa si differenzia dall’interazione sociale in quanto dà vita a un’unità più ampia: mentre l’interazione sociale descrive il processo di formazione dei significati comuni, nell’azione congiunta si indica il processo di collaborazione tra più parti che così creano un insieme di attività che si intrecciano.
La società è formata dalla molteplice varietà di queste azioni congiunte.
Blumer critica fortemente i concetti più comuni della teoria sociologica (status, ruolo, norme, valori, modelli culturali) non perché questi modelli non hanno un corrispettivo nella realtà sociale ma per l’uso che se ne fa: per Blumer essi sono importanti solo perché aiutano ad entrare nel processo di interpretazione e di definizione dal quale derivano le azioni congiunte.
Per quanto concerne il problema dell’organizzazione, Blumer scrive che dal punto di vista dell’interazionismo simbolico l’organizzazione di una società umana è la cornice entro la quale ha luogo l’azione sociale e non la determinante dell’azione e, in secondo luogo, tale organizzazione ed i suoi mutamenti sono il risultato dell’attività dei soggetti agenti e non quello di “forze” che ignorano tali unità. Caratteristiche strutturali quali la cultura, il sistema sociale, la stratificazione sociale o i ruoli sociali, pongono le condizioni per l’azione ma non la determinano.
Blumer, poi, in riferimento alle uniformità che si riscontrano nell’azione afferma che per mezzo di precedenti interazioni gli uomini sviluppano e acquistano convincimenti o definizioni comuni circa il modo di agire in questa o quella situazione cosicchè essi possono agire in maniera uniforme.
Blumer non trascura di considerare anche questioni relative alle società attuali: l’elemento più importante di cui deve tener conto un’unità agente nelle diverse situazioni è dato dalle azioni di altre unità agenti; ora, nelle società moderne, ove le linee di azione si intersecano sempre di più, è frequente che sorgano situazioni in cui le azioni dei partecipanti non sono regolate e standardizzate in precedenza.
Quindi, anche le situazioni più standardizzate, sono riportate all’interpretazione della situazione da parte delle unità agenti, il che, da un lato denota un orientamento fortemente antideterministico, dall’altro comporta la necessità di precisazioni dal punto di vista metodologico. Blumer afferma che la sociologia convenzionale comporta sempre delle generalizzazioni che non possono non condurre a forzature: occorre dunque considerare i concetti della teoria sociologia non delle categorie predeterminate entro le quali forzare le attività dei soggetti agenti da studiare ma come “concetti sensibilizzanti” che hanno il compito di guidare il ricercatore in determinate situazioni. La sociologia convenzionale dice cosa  vedere, i concetti sensibilizzanti suggeriscono delle direzioni verso cui guardare.
Nell’ambito dell’interazionismo simbolico si sono formati orientamenti diversi tra i quali distinguiamo la Scuola di Chicago  (che fa capo a Blumer e della quale fanno parte John Dewey, William Thomas, Florian Zaniecki, Robert Park, William James, Charles Cooley, Louis Wirth ed altri) e la Scuola di Iowa, che fa capo a Kuhn.
La Scuola di Chicago insiste sul carattere indeterminato in quanto intenzionale dell’attività degli esseri umani, il che rende impresa destinata al fallimento la ricerca fondata su strumenti tradizionali, così che Blumer e la sua scuola si affida  all’osservazione partecipante, alle storie di vita, a interviste non fondate su schemi stabiliti in precedenza.
La scuola di Iowa, pur riconoscendo l’origine della vita sociale nell’interazione simbolica, insiste nell’affermare che attraverso il processo di socializzazione gli individui vengono ad assumere posizioni dotate di una certa stabilità e ciò consente l’uso di strumenti tradizionali della sociologia e della ricerca (tests, questionari, ecc.).

CRITICA
1)     Blumer ha affermato che la sociologia non ha raggiunto “il rigore” delle scienze fisiche e biologiche egli, così, non sembra prendere atto che è lo stesso carattere indeterminabile ed intenzionale dell’azione umana a non consentire alla sociologia interazionista questo rigore anche se egli rifiuta i concetti della sociologia convenzionale preferendo i più aperti concetti sensibilizzanti.
2)     La principale critica che viene rivolta all’interazionismo simbolico, però è quella di ridurre tutto a rapporto significativo tra unità agenti lasciando al di fuori del suo ambito problematico quegli aspetti della società che pur avendo avuto anch’essi origine nell’interazione, hanno poi assunto carattere di autonomia rispetto ai singoli e alle loro scelte. La sociologia rischia così di scivolare nella psicologia sociale.
3)     Per l’interazionismo simbolico la vita psichica si riduce alla vita cosciente ed il problema dell’inconscio rischia di rimanere trascurato.
4)     L’interazionismo simbolico non sembra preoccuparsi dei condizionamenti storico-sociali anche se esso stesso, come ogni altra corrente di pensiero, va colto nell’ambito di problemi e contesti storicamente speficici. In particolare, l’interazionismo ha avuto due momenti di auge in periodi diversi: il primo, con Mead e gli altri autori appartenenti alla Scuola di Chicago (primi decenni del ‘900 - in quanto la prospettiva da esso resa era particolarmente idonea allo studio dei problemi che travagliavano Chicago in quel periodo); il secondo, negli ultimi decenni del secolo, in corrispondenza alla crisi della teoria funzionalistica, e sotto l’influenza dello stato del benessere che richiedeva alle scienze sociali di sottolineare l’importanza del “mondo privato”. Ciò dimostra, seppur come ipotesi, che anche l’interazionismo, nonostante il suo carattere formale e astorico, si pone al di fuori dei condizionamenti storico-sociali.

Può essere utile notare che proprio il fare riferimento al soggetto ed ai significati sempre diversi che si creano nell’interazione e alla pluralità dei mondi che sorgono dalle molteplici interpretazioni delle situazioni, può essere alla base del fatto che le più recenti tendenze dell’interazionismo si siano dedicate ai gruppi convenzionalmente chiamati “devianti” (es. teoria dell’etichettamento) o marginali mettendone in rilievo non tanto la differenza rispetto al comportamento sociale più conformista quanto l’autonomia e la pari dignità.
All’interazionismo sono collegate diverse scuole anticonformiste della sociologia attuale quali l’etnometodologia di Garfinkel e la drammaturgia di Goffman.


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I ciellini leggono i libri 'gender' ritirati dalle scuole: ''Ma non c'è niente di scandaloso''



"Pezzettino" e "Piccolo blu e piccolo giallo" sono due libri per l'infanzia scritti e illustrati da Leo Linoni, pubblicati da Babalibri. Fanno parte della lista nera, stilata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, di libri che promuoverebbero la cultura ''del gender''. Secondo il primo cittadino, i 49 testi messi all'indice proporrebbero una "visione personalistica della società", escludendo i genitori dall'educazione dei loro bambini. Ma per i giovani di Cl la lettura di questi libri non è affatto pericolosa




(di Francesco Gilioli e Giulia Costetti)





Meeting Rimini, "Le coppie omosessuali più esposte a malattie cardiovascolari e suicidio"

Questa la singolare teoria sostenuta da padre Giorgio Carbone, dell’Ordine dei Domenicani, nel corso del dibattito “Gender e diritti civili?” che si è svolto nell’ambito del Meeting di Rimini. “Quelli tra omosessuali non sono veri matrimoni perché manca la relazione sessuale a fini riproduttivi: equivale a mettere un dito in un orecchio”, ha precisato il dottor Renzo Puccetti, intervenuto insieme a padre Giorgio durante il dibattito.





di Francesco Gilioli e Giulia Costetti




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