Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


venerdì 26 febbraio 2016

Isola Pulita: LA JIHAD OIKOTHEN CAPITOLO 01: “ELIMINATE IL P.M. MUSCO!”





tratto da
"http://www.qtsicilia.it"   
Venerdi, 26
febbraio 2016


LA
JIHAD OIKOTHEN CAPITOLO 01: “ELIMINATE IL P.M. MUSCO!”



Cronaca Mercoledi, 24 febbraio 2016

Fonte: qtsicilia.it

di Adomex

L'insalubre
zona industriale di Siracusa per diversi anni è stata sotto osservazione del
magistrato ambientalista Maurizio Musco.

Le sue
indagini hanno messo in ginocchio le aziende del petrolchimico di Siracusa
costrette a subire diverse condanne per gravi eco-reati, come il traffico o il
trattamento illecito di rifiuti, la gestione illecita di discariche.

Maurizio Musco è il
magistrato, tra l'altro, che è riuscito a fare ottenere risarcimenti alle
famiglie che hanno subito malformazioni a carico dei loro figli, a Siracusa.

Sino alla
metà dell’anno 2011 il dott. Musco era considerato uno dei migliori magistrati
del distretto di Corte d’appello di Catania, uno dei massimi esperti nazionali
in materia di eco-reati.

Poi
succede qualcosa di strano. Musco tocca fili che non avrebbe dovuto toccare.

L’indagine su una società che si occupa di gestione di rifiuti:
la Oikothen. Si tratta di una società che avrebbe voluto, ma ci tenta
ancora, realizzare una piattaforma polifunzionale per il trattamento di rifiuti
pericolosi. Nel corso delle indagini Musco scopriva che “le carte” presentate
ai competenti uffici per ottenere le autorizzazioni, contenevano elementi
falsi, in quanto la realizzazione della discarica incriminata avrebbe
comportato il rischio concreto di compromissione di una falda acquifera nel
Comune di Augusta, falda che compariva e scompariva dalle carte secondo in
quale ufficio resiedevano.

Musco, dopo le dovute
indagini, chiede il rinvio a giudizio dei dirigenti della società Oikothen e
dell’allora sindaco di Augusta Massimo Carrubba e del vice sindaco Nunzio
Perrotta. Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che il comune di Augusta in
seguito verrà sciolto per infiltrazioni mafiose.

I
dirigenti Oikothen optano per il rito abbreviato, mentre Carrubba e Perrotta
chiedono il rito ordinario. All’esito dell’udienza preliminare i dirigenti
Oikothen vengono condannati e Carrubba e Perrotta rinviati a giudizio.

Successivamente
alla sentenza di condanna per i dirigenti della società incriminata, viene
imputato anche il geologo Marco Petitta, perito che era stato nominato dal
giudice come consulente tecnico. Quest’ultimo filone del caso Oikothen viene
assegnato, in sede di udienza preliminare, guarda caso al giudice Vincenzo
Panebianco.

Nel giungo
del 2012, mentre era pendente la predetta udienza preliminare, Musco scopre
che, attraverso un sistema di scatole cinesi, dietro la società Oikothen vi
erano “nomi pesanti” tra cui, guarda caso, proprio la moglie del Giudice
Panebianco, Elena Dessena Quercioli. Il Giudice Panebianco, nonostante ciò,
trattò la prima udienza come se nulla fosse, con nonchalance. Ma il dott.
Musco, accortosi della combine, presentava all’udienza successiva, istanza di
ricusazione del giudice Panebianco, che "sorpreso" dichiarava in
udienza che “apprendeva solo in quel momento” che la propria moglie avesse
cointeressenze economiche con la società Oikothen, decidendo, una volta
scoperto, di astenersi autonomamente.

Come mai
nessuno ha gridato allo scandalo per tutto ciò? La stampa locale, mentre attaccava
Musco, di contro rimaneva assolutamente silente dinnanzi a tale plateale
situazione di incredibile, imbarazzante incompatibilità. Tace la magistratura.
Come mai,
anche il Ministro Paola Severino non ha voluto vederci chiaro sui rapporti tra
Oikothen, la moglie del Giudice Panebianco e lo stesso Giudice Panebianco?
Lo
spieghiamo di seguito.

Continuiamo!

Ad un certo punto della
sua indagine Maurizio Musco scopre, ulteriormente, che dietro la società Oikothen vi
era un altro nome pesantissimo: Emma Marcegaglia. La 
Marcegaglia,
come ben sanno tutti, cura gli interessi dell’omonimo gruppo di famiglia e
negli ultimi anni attraverso una interessante operazione di lifting
d’immagine
 ha cercato di presentarsi pubblicamente come esempio di
esemplare moralità imprenditoriale.

E’
opportuno, però, ricordare che: <<Antonio Marcegaglia, del gruppo
Marcegalia,  ha patteggiato (nel 2004) una condanna a 11 mesi di
reclusione e un risarcimento di circa 6 milioni di euro
>> Non solo,
ma <<dalle sue dichiarazioni rese ai pm è nato un filone d’indagine
forse ancora più imbarazzante per la famiglia mantovana che controlla uno dei
più importanti gruppi siderurgici italiani. Sì, perché grazie alla
collaborazione delle autorità di Berna, la Procura di Milano ha ricostruito una
rete di conti svizzeri alimentati per un decennio da fondi neri dei
Marcegaglia. Un vero tesoretto, che secondo la ricostruzione dei magistrati
sarebbe stato utilizzato dalla famiglia della presidente di Confindustria per
una lunga serie di operazioni riservate
>>. (fonte Il Fatto
Quotidiano).

Questi i
soggetti di cui ci stiamo occupando. Che nel 2012, come è noto, hanno scatenato
a Siracusa un vero e proprio tsunami nei confronti del PM
Musco. Una impressionante campagna mediatica prezzolata, alimentata da interrogazioni
parlamentari ad orologeria, ha fatto si che l’allora Ministro Paola Severino
disponesse un’ispezione nei confronti della Procura di Siracusa. Ispezione
finalizzata a stabilire se il Musco avesse favorito o meno nello svolgimento
della sua attività l’avv. Piero Amara, legale di importanti gruppi industriali
operanti sul territorio nazionale ed internazionale. Una ispezione di
intimidazione e condizionamento dell’azione giurisdizionale la definiremmo,
perchè intrapresa su argomenti che nulla ci azzeccavano con l'inkiesta in
corso. Una macchina del fango ad usum delfinii.

Nonostante
tutto ciò, però, al termine del loro lavoro gli ispettori nominati dal Ministro
Severino,  scrivevano che “l’adombrata corsia preferenziale che
secondo i giornali interessati ed i deputati interroganti sarebbe stata
riservata allo studio dell’avv. Amara si era rivelata di fatto inesistente”.
Coerentemente
gli ispettori non rilevano alcuna anomalia nell’azione giurisdizionale della
Procura aretusea.

Malgrado
tutto ciò, l’allora Ministro Paola Severino sollecita la Dir.
Generale Magistrati (che nulla ha a che vedere con le inchieste ispettive) a
formulare “valutazioni e proposte”. La Dir. Generale Magistrati, dopo qualche
giorno, propone al Ministro di chiedere il trasferimento del dott. Musco sulla
base di “attuali” cointeressenze economiche tra il magistrato e l’avv.
Amara, in controtendenza all'esito dell'ispezione ministeriale. Mentre tace
sulle vere inquietanti incompatibilità di altri.

Il
Ministro Severino, che non era di certo disinteressata agli affari della
famiglia Marcegaglia, sottolineava tali medesime infondate circostanze, circa
le “attuali” cointeressenze economiche e chiedeva al C.S.M. il
trasferimento immediato del dott. Musco.

Il C.S.M.,
nelle more degli accertamenti nel merito, trasferiva in via provvisoria Musco
alla Procura di Palermo, salvo poi reintegrarlo alla Procura di Siracusa.

 E sorgono alcune domande
spontanee:

Come mai
il Ministro Paola Severino, nonostante fosse stato dimostrato che la campagna mediatica
posta in essere nei confronti del Musco si fosse rivelata del tutto infondata,
ha chiesto lo stesso il trasferimento cautelare del Musco? E come mai ha
motivato la sua richiesta affermando falsamente (gli ispettori l'avevano
escluso) “l’attuale cointeressenza economica” tra il dott. Musco e l’avv.
Amara?

Non tocca
a noi rispondere, ma lo affermiamo in questa sede e pubblicamente, per
interrogare chi di competenza e nelle sedi opportune. La sig.ra Paola Severino
non era nelle condizioni di potere formulare nessuna richiesta di trasferimento
nei confronti del dott. Musco, non solo per la impropria, forzata, infondata
richiesta, ma soprattutto perché la stessa è intima amica e sodale
della sig.ra Emma Marcegaglia. Infatti, c’è da dire che, oltre al rapporto
di amicizia esiste anche una collaborazione tra le due presso l’Università
Luiss di Roma di proprietà di Confindustria, essendo la Severino, “Protettore
Vicario dell’Ateneo” e la Marcegalia, “Presidente della Luiss” stessa.

E’ del
tutto evidente che la sig.ra Paola Severino avrebbe dovuto astenersi dal
trattare una vicenda che riguardava il magistrato che indagava nei confronti
della società della sua amica e sodale Emma Marcegaglia, per il quale progetto
la stessa aveva investito parecchio.

Purtroppo la
sig.ra Severino sebbene sia molto brava, come anche la sua amica Emma, a curare
la sua immagine pubblica (era stata proposta addirittura, cose da pazzi, come
Presidente della Repubblica) non è stata altrettanto brava a valutare la
sussistenza in capo a se stessa (nei confronti degli altri però si) gli
obblighi e l’opportunità dell’astensione.

In
sintesi: il dott. Musco apre un’indagine contro la società Oikothen e, non
appena arriva alla famiglia Marcegaglia, “guarda caso” la sig.ra Severino,
intima amica della sig.ra Emma, prima dispone un’ispezione a Siracusa e poi
chiede il trasferimento del magistrato, nonostante l’esito dell’ispezione
consideri inesistenti i cd favoritismi ambientali nel rapporto Musco/Amara.

Ma nulla
dice il ministro che nel corso delle indagini si scopre che facevano parte
della società Oikothen la famiglia Marcegaglia e la moglie del Giudice
Panebianco, che dopo la richiesta di rinvio a giudizio, si trova, guarda
caso, come Giudice dell’udienza preliminare. Bravo il dott. Vincenzo Panebianco.
Il dott. Musco, avendo scoperto il tutto, ricusa Panebianco, il quale è
costretto ad astenersi. A questo punto si infiamma il terremoto mediatico
contro il dott. Musco.

Il giudice
Panebianco, marito incompatibile della socia Oikothen, insieme ad altri
magistrati tra cui il dott. Antonio Nicastro ed il dott. Andrea Palmieri (di
cui si parleremo in altra puntata) facevano parte della locale sezione
dell’ANM, che puntarono il dito contro il dott. Musco e sollecitarono
l’ispezione del Ministro della Giustizia, Paola Severino, amica interessata
della sig.ra Emma Marcegaglia.

Ma nessuno
di questi si è mai posto il problema del necessario obbligo di astensione per
le evidenti incompatibilità in cui si trovavano, il Panebianco nel porsi a
giudice di sua moglie e il Ministro, amica della Marcegaglia, a disporre
l’ispezione nei confronti della Procura di Siracusa e del dott. Musco fino a
chiederne il trasferimento da Siracusa per non essersi astenuto dalla
trattazione di procedimenti in cui Amara era difensore. In effetti lo si voleva
eliminare, troppo scomodo per gli affari della famiglia.

La sig.ra
Severino non ha mai avuto la tensione morale né il pudore di astenersi dal
decidere le sorti di un magistrato che indagava contro la sua amica/sodale.
Anche quando gli ispettori nominati dal Ministro al momento della consegna
della loro relazione non avevano proposto la misura del trasferimento del dott.
Musco. Lo stesso, però,veniva trasferito ugualmente, evidentemente, per
eliminare l’ostacolo agli affari “sporchi” della Oikothen.

Se questa è la
Giustizia...Ma non finisce qui. Alla prossima puntata.

Link utili:





IL COMUNE DICE SI ALLA PIATTAFORMA POLIFUNZIONALE OIKOTHEN nonostante la opposizione ferma e decisa dei cittadini di Augusta.


Una sciagura annunciata, un delitto perpetrato dalle lobby economiche, politiche e sindacali ai danni dei cittadini di Augusta!
I Cittadini di Augusta esprimono tutta la loro delusione per l’incoerenza ed il pressappochismo con cui è stata rilasciata dal Comune di Augusta l’autorizzazione alla “Piattaforma Oikothen per rifiuti pericolosi e non” nonostante la già accertata insostenibile situazione igienico-sanitaria del territorio.


Mettiamo a conoscenza dei cittadini i fatti su cui riflettere:


- il 15.11.05 la Provincia aveva espresso parere negativo all’impianto Oikothen (che prevede trattamenti di inertizzazione e bonifica per 140.000 t/a di rifiuti e due discariche per 500.000 m3 di rifiuti, di cui 200.000 pericolosi) per il rischio alla salute e per l’inquinamento irreversibile della falda acquifera derivante dalle discariche che sono previste proprio nella zona di ricarica idrica dove già esistono ben 13 pozzi profondi che alimentano l’acquedotto comunale di Augusta;


- il 3.06.06 il Comune di Augusta ed il 5.06.06 l’Assessorato Regionale al Territorio (ARTA) esprimevano parere negativo agli scarichi dell’inceneritore Oikothen;


- il 24/10/06, a fronte di tali dinieghi, l'Oikothen, nella riunione presso gli Uffici 3 dell’ARTA, comunicava l’intendimento di voler realizzare la piattaforma priva del previsto inceneritore, cioè “ridimensionata”e ne chiedeva le autorizzazioni.


La piattaforma così “ridimensionata”, a giudizio di tecnici e giuristi, rappresenta un nuovo e diverso impianto per il quale necessita un nuovo progetto con una nuova VIA e con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).


Nella stessa riunione del 24/10/06 il prof. Parmaliana, consulente del Comune di Augusta, invece di sostenere che non si può dare parere a un progetto prima che questo venga regolarmente presentato, si riservava di esprimerlo entro i 10 giorni successivi.


- Il 17.11.06, nella riunione indetta dai DS di Augusta ed allargata a PRC, PC e PSI sull’escamotage del “ridimensionamento Oikothen”, si propose di non accettare in Consiglio Comunale la piattaforma Oikothen “ridimensionata” ed il nostro Comitato, con lettera aperta del 20.11.2006, evidenziava la inammissibile ed assurda richiesta di parere su un impianto nuovo privo di progetto, invitando il Comune a non darne alcuno.


- Il 30.11.06 l’ing. Franco Formica, Dirigente del V settore del Comune di Augusta, esprimeva parere favorevole, ai soli fini degli scarichi atmosferici, alla Piattaforma Oikothen “ridimensionata” pur sapendo che questa prevedeva sempre le 2 pericolosissime discariche e gli impianti di inertizzazione e bonifica.


Venivano così azzerati i pareri “non favorevoli” in precedenza espressi dal nostro Comune sull’Oikothen. Venivano ignorate le promesse del Sindaco Carrubba, che “non avrebbe mai autorizzato alcun nuovo insediamento industriale nel nostro territorio”. Ma Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati erano veramente all’oscuro di tutto? Sconoscevano forse la riserva di Parmaliana ed il parere del Formica? Sconoscevano lo stato in cui versa il nostro Territorio dal punto di vista sanitario ed ambientale?


Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati, è così che ci rappresentate in problemi tanto scottanti? Ora che non potete più dire “non lo sapevamo” cosa intendete fare?


E’ risaputo che una seria ed impegnata Amministrazione Comunale può rimediare ai gravi errori del Parmaliana e del Formica ritirando, in autototutela, il parere favorevole espresso da quest’ultimo sulla piattaforma Oikothen. 


Augusta 11.04.2007

Dal “Comitato Cittadino di Augusta Contro gli Inceneritori e per il Diritto alla Vita” aderente a “Decontaminazione Sicilia” Coordinamento Regionale dei Comitati Civici.


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