Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


sabato 6 gennaio 2018

Sicilia, Musumeci accusa: “La Regione ha 8 miliardi di debiti. Terreno minato che peserà sull’attività del governo”

Sicilia, Musumeci accusa: “La Regione ha 8 miliardi di debiti. Terreno minato che peserà sull’attività del governo”











Il neogoveratore convoca una conferenza stampa per "fare una operazione verità" sullo stato di salute delle casse dell'isola.  L'assessore al Bilancio: "Il debito costa 360 milioni di interessi all’anno. Mentre i debiti fuori bilancio stimati hanno un valore di 120 milioni di euro. Non sappiamo quale sia la cifra esatta dei debiti fuori bilancio"








Un disavanzo di 5 miliardi e 900 milioni di euro e un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni di euro. È la fotografia, seppur ancora parziale, dei conti della Regione Siciliana fatta da una commissione tecnica incaricata dal governo di Nello MusumeciNumeri, che per la verità, sono stati resi noti più volte dalla Corte dei conti e pubblicati anche dal fattoquotidiano.it. Il neo presidente, però, ci ha tenuto a convocare una conferenza stampa per “fare una operazione verità” sullo stato di salute delle casse dell’isola.
“Sui conti della Regione ci muoviamo su un terreno minato. Mi risulta che alcuni beni immobili non sono stati neppure accatastati. Non sono stati neppure individuati gli obiettivi programmatici finalizzati a ridurre il debito pubblico”, ha attaccato Musumeci, che si è presentato in conferenza stampa insieme a Gaetano Armao, tornato assessore al Bilancio dopo esserlo stato durante il governo di Raffaele Lombardo. “Il debito di otto miliardi costa alla Regione 360 milioni di interessi all’anno. Mentre i debiti fuori bilancio stimati hanno un valore di 120 milioni di euro. Non sappiamo quale sia la cifra esatta dei debiti fuori bilancio”, ha spiegato lo stesso Armano, che poi ha annunciato il rinegoziamento di alcune operazioni finanziarie fatte dai governi della Regione negli ultimi vent’anni anni per abbattere gli interessi che incidono sulle casse pubbliche per 360 milioni all’anno. Per quanto riguarda il disavanzo, il vice di Musumeci ha sottolineato che “le coperture ci sono anche se discutibili“. 


Il governo, in pratica ha messo le mani avanti.  “Con un bilancio come quello illustrato oggi noi non possiamo farci troppe illusioni, almeno per i prossimi tre anni, questa situazione contabile peseràassai sull’attività del governo. Abbiamo il dovere di dirlo per non alimentare aspettative. Dobbiamo contenere la spesa pubblica e dobbiamo pensare a investimenti per alimentare la crescita e i consumi e, quindi, l’occupazione”, ha detto il presidente eletto dal centrodestra. Che ha poi anticipato l’intenzione di riaprire i negoziati con lo Stato, per ottenere la piena attuazione delle norme dello statuto autonomistico in materia fiscale e finanziaria. Nelle trattative il governo vuol portare anche la riparametrazione del contributo che la Sicilia versa per il risanamento della finanza pubblica e aprire un confronto sul cofinanziamento alla spesa sanitaria. In pratica saranno cancellati gli accordi siglati con Roma dall’ex governatore Rosario Crocetta per l’Irpef e l’Iva. Crocetta, però, aveva rinunciato in cambio ai ricorsi davanti alla Consulta.








L’Ars mette da parte la nuova legge elettorale per i Comuni e Crocetta rispolvera Fiumefreddo a Riscossione Sicilia



Di fatto, a Sala d’Ercole, è volata via una settimana politica e parlamentare all’insegna del nulla mescolato col niente. E’ stata riapprovata una legge sulle Province che verrà contestata da Roma. Mentre Crocetta ha riproposto al vertice di Riscossione Sicilia l’uomo che, in Tv, ha sputtanato mezza Assemblea regionale siciliana, PD siciliano compreso. Risultato: invece di discutere di cose serie, i dirigenti del PD attaccheranno Crocetta. ‘Inchiummata’ la nuova legge elettorale sui Comuni. E via libera all’Autorità Portuale imperniata su Augusta (‘trombata’ Messina)
Recita un celebre motivo di Lucio Dalla: 
“Con un’aria da commedia americana sta finendo anche questa settimana. Ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna…”.
Non sappiamo se quella andata in scena questa settimana all’Assemblea regionale siciliana sia stata una commedia americana: ma una commedia lo è stata di certo. Una commedia del nulla: perché una settimana politica e parlamentare è volata via all’insegna del nulla.
Che spettacolo penoso, ragazzi! Pronto accomodo, la presidenza dell’Ars, ancora una volta, ha nascosto la mozione che dovrebbe obbligare il presidente della Regione a ridiscutere con Roma il ‘Patto scellerato’ che ha fatto perdere alla Sicilia ‘solo’ 5 miliardi di Euro. E’ l’accordo siglato nel Giugno del 2004 dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, con il Governo Renzi. Accordo con il quale Rosario da gela ha, di fatto, regalato a Roma 5 miliardi di Euro che una sentenza della Corte Costituzionale ha riconosciuto alla Regione siciliana.
Ma Crocetta ha rifiutato. Con questi soldi la Regione non vivrebbe i drammatici problemi che vive oggi. Ma i problemi non li vivono né Crocetta, né i parlamentari di Sala d’Ercole. Li vivono i Comuni, le ex Province e le tante categorie lasciate senza risorse finanziarie. Cosa volete che gliene freghi a questi politici dei problemi veri?
Sia chiaro: la mozione eventualmente approvata dall’Ars per impegnare il presidente Crocetta a ridiscutere il ‘Patto scellerato’ non sarebbe risolutiva: sarebbe solo un segnale politico a Roma. Ma Renzi non vuole nemmeno questo disturbo. E la presidenza dell’Ars si adegua. Squallore istituzionale e politico.
Per il resto, dicevamo, una settimana politica e parlamentare all’insegna del nulla mescolato col niente. Riapprovata una legge inutile sulle Province (come vi abbiamo raccontato qui). Con il presidente Crocetta che ieri ha riconfermato l’avvocato Antonio Fiumefreddo al vertice di Riscossione Sicilia spa, questa volta nel ruolo di amministratore delegato.
Fiumefreddo ha sputtanato in Tv la stragrande maggioranza dei parlamentari dell’Ars, definendolo evasori. E Crocetta, come se non fosse successo nulla, l’ha riconfermato.
Il ragionamento del presidente della Regione si riassume in una sola domanda: tanto i parlamentari dell’Ars che cosa mi possono fare? Una mozione di sfiducia? E loro vanno a casa con me. E siccome nessuno, a Sala d’Ercole, vuole rinunciare a oltre un anno e mezzo di diaria parlamentare, io, Rosario Crocetta, rinomino Fiumefreddo e vado avanti.
Il PD farà storie? Si sono presi quasi tutto. Sono un presidente della Regione più che dimezzato. Mi sono tenuto solo Sicilia-E Servizi spa dove ho sistematoAntonio Ingroia, e Riscossione Sicilia spa, dove ho rimesso Antonio Fiumefreddo. Quanto ai parlamentari dell’Ars e al PD, beh, si possono attaccare al tram. Tanto a Palermo ormai un tram c’è: mezzo ‘sgarrupato’, che serve meno dell’1 per cento dei cittadini di Palermo: ma c’è: a questa tram, se vogliono, si possono attaccare i deputati dell’Ars che mi criticano e lo stesso segretario regionale del PD siciliano, Fausto Raciti. Ma sì, che sì attacchino tutti al tram…
Raciti e i parlamentari del PD, che non trovano affatto strano che la Sicilia sia stata ‘rapinata’ dal Governo Renzi, trovano insopportabile che Crocetta si sia ‘ribellato’ al PD e abbia rinominato Fiumefreddo. Disobbedire a Raciti, alla bella Alice Anselmo (la capogruppo all’Ars di quello che resta del PD, quella che c’è ma non si vede), a Giovanni Panepinto con la sua barba:
Crocetta, ma che ci combina? Ora tutti i giornali saranno pieni delle dotte considerazioni politiche di Raciti su Fiumefreddo, delle dichiarazioni di Panepinto: già immaginiamo i grandi contenuti politici di queste polemiche…
E oltre la Fiumefreddo story? Dopo mesi di dibattiti nella prima commissione legislativa (Affari istituzionali), quando sembrava che la nuova legge elettorale per i Comuni – scheda unica ed effetto di trascinamento delle liste sul candidato sindaco – sarebbe stata approvata, la presidenza dell’Ars – leggere il presidente Giovanni Ardizzone – ha rimandato il testo alla stessa prima commissione.
Tra quindici giorni, se la commissione non darà notizie, il testo tornerà in Aula. Buona notte!
Di fatto, la nuova legge elettorale per i Comuni siciliani è stata accantonata. Lo scrive sulla propria pagina facebook la parlamentare regionale del PD, Marika Cirone Di Marco:
“Una scelta saggia quella operata oggi dall’Ars (ieri per chi legge ndr), su proposta del PD, di rinviare in Commissione Affari Istituzionali il ddl ‘Modifica di norme in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale’. Saggia per almeno tre motivi, trattandosi di materia incandescente soprattutto in vista di un turno elettorale già fissato per Giugno:
1)dare tempo per ascolto e condivisione con rappresentanti dei Comuni;
2)approfondire in ogni aspetto il ragionamento circa efficacia cd voto di trascinamento;
3)consentire ai gruppi dirigenti e all’elettorato di avere il tempo necessario per assorbire le novità. Per quest’ultima ragione ho presentato un emendamento che nel momento in cui il ddl torni in Aula per la discussione, fissa l’entrata in vigore della legge al 1 gennaio 2017”.
Insomma, addio alla legge elettorale. A Giugno si voterà con la legge elettorale attuale. Quella che ha consetito a Leoluca Orlando di portarsi a casa 30 consiglieri comunali su 50 a Palermo…
Il presidente dell’Ars, Ardizzone, prossimo candidato a sindaco di Messina, potrà candidarsi con la vecchia legge elettorale.
Sempre nella pagina dell’onorevole Cirone Di Marco leggiamo:
Buone notizie. Approvato dalla Conferenza Stato/Regioni il decreto legislativo che istituisce il nuovo sistema delle Autorità Portuali con il riconoscimento della città di Augusta come sede. Si perfeziona con questa essenziale conferma la scelta strategica sostenuta con determinazione dal Ministro Delrio a favore del nostro territorio, frutto di una sinergia tra comunità locale, deputazione, portatori di interesse. I prossimi passaggi riguarderanno l’esame del provvedimento da parte delle Commissioni di merito di Camera e Senato. Resta ampio margine per una decisa iniziativa della Regione protesa a richiedere l’ampliamento dei confini dell’Autorita Portuale verso la Targia e Pozzallo. A questo obiettivo occorre porsi con lungimiranza, vincendo resistenze miopi, nel rispetto della logica e degli interessi convergenti di quel Distretto del Sud Est, le cui caratteristiche e potenzialità si affermano ogni giorno di più”.
Insomma, addio all’Autorità Portuale che avrebbe dovuto vedere assieme Messina con Gioia Tauro.

I 5.000.000.000 DI EURO CHE LA SICILIA REGALA A RENZI 



5 MILIARDI DI EURO, AUTORITA' PORTUALE, BACCEI, CITTA' METROPOLITANE, CROCETTA, FARAONE, FIUMEFREDDO, INGROIA, LUMIA, Orlando, RENZI, RISCOSSIONE SICILIA, SENTENZA 255 2014 CORTE COSTITUZIONALE,

Nessun commento:

Posta un commento